ADNKronos Politica


lunedì 13 dicembre 2010

Finiocracy



Ci sono cose che abbiamo sentito ripetere così tante volte che iniziano a sembrarci vere.
Ad esempio, a sentire certi finiani, due cose non si discutono:
A - Nel PdL non c’è libertà e chiunque indica una strada diversa incorre in una "lesa maestà".
B – In FLI tira tutta un’altra aria: si dibatte liberamente, ci si confronta. Ogni posizione, ogni dissenso, non solo è tollerato, ma è visto come un arricchimento culturale, un’opportunità di crescita.

Questo è quello che ci sentiamo raccontare dai transfughi, da quando sono finalmente approdati all’interno di un partito in cui la democrazia non è solo uno slogan, ma un valore di cui il leader, Gianfranco Fini, si fa garante.

Alzi la mano chi ci ha creduto. Basta ricordarsi come andavano le cose nella vecchia AN per sapere che l’uomo è tutto fuorché quel campione del pluralismo e del dibattito interno che da un po’ di tempo ci racconta di essere. Parliamo dell’uomo che azzerava i gruppi dirigenti dalla sera alla mattina, che non tollerava le correnti, che stabiliva le candidature in splendida solitudine.
Parliamo dell’uomo che ha deciso di sciogliere AN nel PdL senza nemmeno mandare un bigliettino ai suoi dirigenti, né ai favorevoli, né ai contrari, tanto per chiarire quanto valutava la loro opinione e il loro consenso.
Insomma parliamo di uno che “Il Partito sono Io” ce l’ha avuto scritto in fronte per vent'anni.

Con queste premesse non c’è da stupirsi che certe uscite di Fini versione “difensore delle minoranze intellettuali” abbiano fatto alzare il sopracciglio a più di uno tra quelli che lo conoscevano anche solo per sentito dire. Ma le mille giravolte degli ultimi mesi legittimavano l’interrogativo: sarà mica cambiato per davvero?

La risposta non ci ha messo molto ad arrivare: altro che partito senza colonnelli, FLI è una realtà in cui uno decide, pochi incidono e tutti gli altri si adeguano, possibilmente in silenzio. Prova né è il fatto che dopo appena pochi mesi il mal di pancia pare già epidemico, anche tra chi giura fedeltà al leader e continuerà a seguirlo. E non è un caso se nelle ultime settimane la “guardia dei fedelissimi” è stata costretta a lanciare messaggi intimidatori per cercare di serrare i ranghi.

Se Granata, lo scorso 30 Novembre, si lasciava andare ad un tollerante “chi non vota la sfiducia a questo governo si pone fuori dal progetto di Futuro e libertà”, l’altro ieri Barbareschi è andato oltre definendo “pazzi irresponsabili” quelli che non si adegueranno alla linea del leader. Un bel quadretto di democrazia interna, non c’è che dire.

E’ notizia di venerdi sera che i malpancisti hanno scritto una lettera al presidente della Camera chiedendogli di appoggiare un Berlusconi bis senza passare per le dimissioni. A riferirlo è il finiano Catone, secondo cui l’obiettivo è avere “la liberta' di voto al momento di scegliere in aula. Spero che la discussione possa riprendere dentro il partito. Non sarebbe democratico se decidessero solo Briguglio, Bocchino e Granata".

Passano meno di due ore e arriva la smentita di Bocchino e Urso: “non esiste nessuna lettera” e “il gruppo è compatto”. Insomma i “dissidenti” non sono più né dei reietti da mettere alla porta né dei pazzi irresponsabili, vengono declassati direttamente ad illusione ottica, non esistono, quindi inutile parlarne. Nemmeno l'orco Berlusconi avrebbe saputo fare di meglio.

Da Bastia Umbra in avanti si è capito che chi si lamentava della caserma ha finito per costruirsene una tutta sua. Magari, per compiacere gli intellettuali di Fare Futuro, la possiamo chiamare gendarmeria, ma più in là di lì non si va.

E forse forse abbiamo anche capito  perché Gianfranco ce l’aveva tanto con la storia del partito padronale. Ve lo ricordate? Il leader chiamato per nome, Il nome del leader nell’inno, tutte cose che “non si addicono ad un moderno partito europeo”. Si potrebbe essere tentati di dargli ragione.
Poi però uno guarda il simbolo di FLI, si accorge che il nome di Fini da solo ne occupa la metà, e capisce che quello che davvero a Fini non va giù del PdL è che il nome sia quello di qualcun altro.

domenica 12 dicembre 2010

Cameron spiega la sua Riforma



 La riforma dell'Università Britannica nelle parole del Primo Ministro David Cameron:

"Noi alzeremo le tasse universitarie dalle correnti 3.290 sterline l'anno a una soglia di base di 6.000 sterline. In circostanze eccezionali, alcune università potranno addebitare una cifra fino a 9.000 sterline. Questo è il massimo assoluto. Queste sono i numeri e so che questi numeri preoccupano molte persone. Ma, ed è un "ma" importante, né gli studenti né i loro genitori pagheranno un solo centesimo in anticipo. Questo è molto importante perché so che molte di persone sono confuse su questo punto. Non un solo centesimo lascerà il loro conto in banca. Pagheranno solo dopo aver lasciato l'università e ottenuto un lavoro e un reddito maggiore di 21.000 sterline l'anno. Poi - e solo allora - cominceranno a rimborsare, a un tasso del nove per cento con il loro reddito sopra 21.000 sterline. E qui ci sono altre cose importanti che la gente deve sapere. Se in qualsiasi momento i laureati sono disoccupati, stanno allevando figli, o hanno un lavoro con una retribuzione inferiore e un reddito lordo inferiore a 21.000 sterline, smetteranno di rimborsare. Dopo 30 anni, tutti i debiti verranno cancellati. E tutti - tutti - pagheranno meno al mese di quanto non facciano adesso. Fatemelo ripetere in sintesi: dato che nessuno studente laureato dovrà ripagare niente se avrà un reddito compreso tra 15.000 e 21.000 sterline, e dato che il pagamento verrà spalmato su un periodo di tempo più lungo, tutti gli studenti laureati pagheranno meno al mese di quanto non paghino adesso".
 
Della riforma universitaria britannica, votata pochi giorni fa dalla Camera dei Comuni,si è occupata anche la stampa italiana, ma, come al solito, l'attenzione si è focalizzata quasi esclusivamente sui tafferugli tra studenti e forze dell'ordine oltre che sul chiacchiericcio di contorno. Quasi nessuno ha cercato di spiegare cosa c'è scritto davvero nella riforma. Non che la cosa stupisca: se la nostra "grande stampa" si è disinteressata dei contenuti della riforma italiana, parlandoci solo di manifestazioni, cortei e monumenti occupati, perché mai avrebbe dovuto essere più attenta alla sostanza di quella britannica?
 
Va segnalata l'eccezione del Tempo, che l'altroieri ha pubblicato ampi stralci dell'intervento del Primo Ministro britannico al Centre Forum.

sabato 11 dicembre 2010

Did Anybody Miss Me?



Si è messo dietro al leggio come se non avesse mai lasciato l’edificio e per un po’ è stato come se non se ne dovesse più andare”. Così il Washington Post descrive il ritorno di Bill Clinton alla Casa Bianca su invito da Obama. Il Presidente n.44 si affida ai consigli del n.42 nel momento più difficile della sua presidenza. Ma oltre che di un consigliere Obama ha bisogno di un ambasciatore che riesca a far digerire ai democratici l’accordo sulle tasse raggiunto dal presidente con i repubblicani.

Il vecchio Bill non si è certo fatto pregare: a incontro concluso si è presentato  nella briefing room insieme a Obama che per un po’ ha fatto da spettatore e poi si è congedato (“ho fatto aspettare la first lady già per mezz’ora, mi attende un altro party di Natale”) lasciando tutta la scena a Clinton, che è subito rientrato nel suo elemento.
Clinton, che ha dovuto coabitare con un congresso repubblicano per sei dei suoi otto anni da presidente, ha definito quello raggiunto “il miglior compromesso possibile”.
Non è il solo a pensarla così: secondo Charles Krauthammer l’estensione dei tagli fiscali funzionerà come un gigantesco stimolo per l’economia e se in molti, incluso Karl Rove, giudicano poco convincente la politica della Casa Bianca, tutti sono d’accordo nel dire che l’elezione del 2012 si giocherà sul lavoro (che è in cima ai pensieri del 50% degli americani mentre solo il 9% dà la priorità alla riforma sanitaria). Paradossalmente, se la politica di sgravi fiscali imposta dai repubblicani sortirà gli effetti sperati, potrebbe essere proprio Obama a trarne i maggiori benefici, specie tra gli indipendenti che gli hanno voltato le spalle dopo un biennio di politiche considerate troppo di sinistra.

Malgrado tutto il GOP non deve fare  l’errore di considerare il presidente già bollito, anche Clinton perse malamente le elezioni di mid term e poi fece un sol boccone di Bob Dole. Chissà che nell’incontro tra i due non si sia parlato anche di questo.
Intanto il vecchio Bill, dopo aver vissuto la sua mezz'ora da presidente supplente, ha salutato tutti aspettando la prossima ribalta. C’è chi giura che Obama avrà ancora bisogno di lui, chi l’avrebbe detto poco più di due anni fa?

Chi vuol rivivere "l'evento" lo trova qua sotto in versione integrale.

venerdì 10 dicembre 2010

The Illusionist


Avete presente l’illusione del gol? La palla colpisce l’esterno della rete facendola muovere quel tanto che basta a dare al pubblico l’impressione che sia entrata in porta. Pochi secondi e l’illusione svanisce, niente di fatto.
In Italia c’è un’intera categoria di personaggi che si guadagna pane e carriera stando all’ombra  delle porte e agitandone le reti con le mani, per creare quel genere di illusione, ogni volta che la palla passa da quelle parti.
La differenza, rispetto ad una normale partita di calcio, è che il pubblico non ha tempo di accorgersi che i suoi sensi sono stati ingannati, perché, prima che possa rendersene conto, i riflettori si sono già spostati su un altro campo, dove c’è qualcun altro che fa muovere un’altra rete.

Non parliamo di gol, ma di reati. In Italia l’industria del reato è florida, ma anche quella dell’illusione del reato non scherza. Basta una voce, uno spiffero, un rumor, qualche indiscrezione condita da virgolettati di provenienza dubbia, pezzi di documenti riservati presi in ordine sparso (ma mai casuale), un’ipotesi appena verosimile, tanti puntini di sospensione e il gioco è fatto: tempo 24 ore ed è tutto un gran agitarsi di reti, altre 24 ore e il verdetto è servito a nove colonne senza bisogno delle inutili lungaggini della giustizia dei tribunali.
Del processo vero e proprio poi spesso si interessano in pochi e gli eventuali proscioglimenti vengono accolti da uno sbadiglio distratto a pagina 17. Ecco la storia di tante inchieste fatte per finire sui giornali e non per arrivare ad una sentenza di colpevolezza che in fin dei conti non serve nemmeno, dato che l’obiettivo dello sputtanamento irreversibile dell’interessato viene di norma raggiunto brillantemente prima ancora che il caso giunga in tribunale, sempre che ci arrivi mai.

Creare l’illusione del reato è diventato ormai uno sport nazionale al quale è difficile sottrarsi. E l’europarlamentare IdV Luigi De Magistris ieri ha dato un’ulteriore prova, se mai ce ne fosse stato bisogno, di essere tra i migliori specialisti viventi della disciplina:
“Leggendo le notizie apparse anche oggi sui giornali e pensando a quanto denunciato in passato da alcuni deputati, e' altamente probabile che Berlusconi non si stia comportando in modo conforme alla legge, portando avanti il tentativo di corruzione di alcuni deputati pronti a tradire in cambio di danaro, incarichi o altre utilita'. [….] E' inaccettabile che la politica sia ridotta a questo squallido mercato all'ingrosso illecito. […. ] Berlusconi va sfiduciato perche' indegno a governare e screditato sul piano internazionale”

In queste poche righe c’è tutto: si parte da pure ipotesi giornalistiche, si allude all’esistenza di oscuri precedenti (omettendo di dire che si tratta di inchieste già finite nel nulla) poi, un tanto a chilo, si spara l’ipotesi di reato (che nel giro di un paio di frasi diventa già una certezza) e infine si condisce il tutto con considerazioni politiche che nulla aggiungono sulla fondatezza dell’ipotesi stessa.
Insomma il bersaglio nel mirino è da condannare senza prove perché “probabilmente colpevole” - una formula che nessun tribunale prenderebbe sul serio ma che fa un figurone sulla carta stampata – e politicamente è una carogna, quindi (sottinteso) la condanna se la merita senz’altro.

De Magistris è un caso emblematico: ex magistrato, è entrato in politica dopo essere balzato agli onori della cronaca per aver indagato su politici di cui poi è diventato avversario. Per meritarsi l’euro-seggio ha dovuto solo farsi censurare dal CSM con parole come queste: “ha un modo errato e distorto di intendere il proprio mestiere, ispirandosi ad un’ottica missionaria [….] in lui manca il principio costituzionale per il quale il giudice è soggetto alla legge [….] (si è reso protagonista) di comportamenti sleali, incuranza rispetto ai termini procedurali, adozione di provvedimenti al di fuori del codice”.
Stefano Livadiotti, nel suo libro “Magistrati: L'Ultracasta”, a pagina 180 conclude che questo è “il ritratto di uno squilibrato”. E lo dice un giornalista dell'Espresso.

C’è da non dormire la notte pensando che un personaggio del genere fino a meno di due anni fa era sostituto procuratore della Repubblica, o immaginando quanti altri De Magistris si aggirano nelle procure d’Italia e, in attesa che qualcuno offra loro un seggio o un palcoscenico, fanno politica dalle aule dei tribunali sapendo di godere di un’impunità pressoché assoluta.

Nella giustizia c’è un dieci percento di autentici eroi pronti a sacrificare carriera e vita: ma sono senza voce in un coro di gaglioffi che c’è da ringraziare Dio quando sono mossi soltanto da smania di protagonismo”.

"Senza voce" diceva Montanelli. Anche senza microfono e, certamente, senza seggio.

giovedì 9 dicembre 2010

Discontinuità 2.0


Chi pensava che la “quota 317” fosse un bluff dei finiani per nascondere la gran paura della conta in aula ha trovato una conferma nelle parole di ieri di Italo Bocchino che, come se niente fosse, ha offerto a Berlusconi un reincarico in 72 ore se il premier si dimetterà prima del 14 a condizione che accetti “una nuova agenda economico-sociale” (che, come tutte le formule che possono voler dire tutto, non significa niente) e una ”modifica alla legge elettorale” tutta da discutere.
Insomma, quelli della “fine del berlusconismo”,  del “centrodestra europeo contro quello sudamericano”, quelli della mozione di sfiducia insieme all’opposizione, quelli che a Bastia Umbra erano più antiberlusconiani di Di Pietro, quelli del “Che fai, mi cacci?” scritto sulle magliette, sembrano pronti a rientrare nei ranghi passando attraverso una crisi pilotata tipo quella del 2005. Niente più crisi al buio.

C’è da fidarsi? Risposta chiara e semplice: no.
Il cambio di rotta dello stato maggiore di FLI (sempre che non sia una trappola) non è dettato né da un ripensamento, né da un improvviso, ritrovato, spirito di coalizione, ma semplicemente dal timore di non avere i numeri per vincere in aula, magari di ritrovarsi il gruppo spaccato, oppure , nel caso in cui la sfiducia passasse, di non poter evitare le elezioni, dato che al senato la maggioranza, a quanto pare, tiene.
Insomma, tra paura della sconfitta e terrore della vittoria, l’unica via per uscirne è l’annullamento del match.

Come si fa a fidarsi di qualcuno che rinuncia a colpirti solo perché non è sicuro di poterti fare abbastanza male? E’ chiaro che alla prima occasione utile ci riproverà. Se Fini tornerà indietro in “pace” lo farà seppellendo l’ascia di guerra dove sarà più facile da dissotterrare al momento opportuno.

Anni fa c’era qualcun altro che faceva “l’antagonista” pur dicendosi animato dalle migliori intenzioni.
Qualcuno che dicevaQuesto non è il centrodestra dei miei sogni. E il presidente del Consiglio non è De Gasperi. Insisto. Alla peggio andrò a casa. A sinistra no”.
Qualcuno che parlava di discontinuità, di rinnovamento del centrodestra per renderlo più forte, vincente, europeo.
Qualcuno che ritirò la delegazione dei ministri e chiese e ottenne un Berlusconi Bis.

L’abbiamo già visto questo film e non è stato un bello spettacolo. Un remake rischierebbe di lasciare la sala vuota.

Ma se proprio si vogliono evitare le elezioni (che sarebbero la via più sana, anche se magari non risolutiva) l’eventuale nuovo patto di legislatura va scritto sulla pietra - in modo che nessuno possa sottrarsi a costo zero se e quando gli farà comodo – con una chiara assunzione di responsabilità in parlamento e davanti al paese che non lasci spazio alle ambiguità, niente a che vedere con la fiducia all’acqua di rose di settembre.
E i bizantinismi di palazzo dobbiamo proprio dimenticarceli. La fiducia del 14 va comunque votata.

A proposito, quel qualcuno di cui si parlava sopra era tale Marco Follini: un altro che giurava che non avrebbe mai saltato il fosso. Oggi porta avanti la sua battaglia per un centrodestra più forte dai banchi dei senatori del PD e non c’è altro da aggiungere.

mercoledì 8 dicembre 2010

Look-Alike?


Continua a destare profondo disagio tra i democratici l’accordo raggiunto tra il presidente Obama e i repubblicani sull’estensione dei tagli fiscali introdotti quasi un decennio fa dall'odiato Bush.
La settimana scorsa la maggioranza democratica alla camera (che cesserà di essere tale tra poco più di un mese, con l’insediamento degli eletti di mid term) aveva forzato la mano approvando una proposta che prevedeva di rendere permanenti i tagli solo per chi ha un reddito inferiore a 250,000$  (200,000$ per i single).
Una proposta che riprendeva un cavallo di battaglia della campagna obamiana del 2008, ma che non aveva chance di passare al senato e che per questo i repubblicani avevano bollato (anche in modo colorito) come pura propaganda elettorale fatta sulla pelle della nazione perché, senza un rinnovo votato da entrambe le camere, l’intero pacchetto fiscale sarebbe scaduto il 31 dicembre riportando tutti i contribuenti alle aliquote pre-2001.

L’accordo siglato due giorni fa (che tra le altre cose include l’estensione per altri 13 mesi dei sussidi di disoccupazione) prevede che il taglio delle tasse venga esteso per due anni a favore di tutte le fasce di reddito e secondo Obama è il miglior compromesso possibile:

“It’s not perfect, but this compromise is an essential step on the road to recovery.
I know there's some people in my own party and in the other party who would rather prolong this battle, even if we can't reach a compromise, but I'm not willing to let working families across this country become collateral damage for political warfare here in Washington”

"Non è perfetto, ma questo compromesso è un passo essenziale sulla strada della ripresa.
So che certe persone nel mio e nell’altro partito avrebbero preferito continuare questa battaglia, anche senza raggiungere nessun compromesso, ma non ho intenzione di lasciare che le famiglie lavoratrici di questo paese diventino delle vittime collaterali della guerra in atto qui a Washington”

Ma il partito dell’asinello sembra recalcitrante ad accodarsi e accusa il presidente di aver ceduto al “nemico” su un punto cardine dell’agenda politica.
Sono ancora nell’aria le parole dello stratega democratico James Carville che tre settimane fa invitava Obama a farsi prestare gli “attributi” dalla Clinton.  Appena la settimana scorsa il senatore dem Robert Menendez aveva affermato che negoziare con i repubblicani sulle tasse era un po’ come “trattare con i terroristi” e l’atteggiamento morbido del presidente veniva duramente attaccato da un pezzo New York Times che parlava di “completo fallimento” e di “perdita di direzione” invitando i democratici a cercare altrove la loro leadership.

Oggi, dopo il compromesso siglato sulle tasse, lo scontento tra i “dems” è palpabile: Nancy Pelosi non ci sta e annuncia battaglia. Il presidente risponde che a volte è necessario trattare con i rapitori se non si vuol fare troppo male agli ostaggi, intendendo che in questo caso gli ostaggi  erano gli americani (e i rapitori erano i repubblicani), ma i democratici sono poco convinti e si chiedono con crescente inquietudine cosa accadrà nei prossimi due anni, quando la camera sarà saldamente in mano al GOP, e situazioni simili potranno ripetersi frequentemente.

Per quanto riguarda i tagli fiscali la situazione è congelata fino al 31 dicembre 2012, ma per allora potrebbe esserci un nuovo president elect…


Approdato



Visione consigliata a chi crede ancora che Fini e i finiani abbiano qualcosa a che fare con la destra (o con il centrodestra) di questo paese: ieri sera Italo Bocchino, in un momento di alto valore simbolico, ha ricevuto il benvenuto ufficiale di Concita De Gregorio nella parte sinistra dello studio di Ballarò (minuto 11:25 del video), e ci si è trovato benissimo, duettando amabilmente con la direttrice dell’Unità quando si è trattato di ironizzare su Capezzone.
Bocchino si è ricordato di essere stato eletto nel centrodestra quando ha tirato fuori il programma del PdL, esibendo la consueta versione fotocopiata in bianco e nero che immagino lasci direttamente in studio negli intervalli tra una puntata e l’altra, in attesa di diventare opinionista fisso e vedersene regalare finalmente una a colori da Floris. Alè!

Strawberry Fields Forever


8/12/1980 - 8/12/2010




You can't pay a tribute in words indeed.


 

martedì 7 dicembre 2010

La Fase Nuova



Fini vuole una fase nuova. Casini vuole una fase nuova. Rutelli vuole una fase nuova. Bersani vuole una fase nuova.
La Fase Nuova è sulla bocca di tutti, qualcuno ha capito cos’è?
I soggetti citati sopra hanno idee diverse e nemmeno molto chiare su cosa debba essere  questa “fase nuova”, quindi si guardano bene dallo scendere nei dettagli quando la chiedono tutti in coro. 

Ma una cosa l’abbiamo capita: “fase nuova” vuol dire che Berlusconi deve eclissarsi e lasciare i posti al sole agli altri, deve fare un viaggio senza ritorno sul lato oscuro della luna (politica).
Insomma, la “fase nuova” non si sa cos’è, ma inizia certamente con il “passo indietro”, anticamera al riassorbimento dell’anomalia berlusconiana da parte del fronte della "responsabilità nazionale".
Ma questa anomalia,  malgrado l’inadeguatezza di certe sue espressioni, resta l’unica speranza di cambiare qualcosa nel paese della mediazione continua, del “tavolo” permanente in cui a fatica si riescono a spostare gli “zero-virgola” da una colonna all’altra, del compromesso al mAssimo ribasso sempre e comunque perché è l’unico modo per accontentare tutti o quasi. Un classico caso di dittatura delle minoranze, che è poi quello che diventerebbe anche la coalizione di centrodestra se a Fini e Casini fosse concesso di entrare nel governo da una posizione di forza, cioè dopo aver accompagnato Berlusconi all’uscita che dà sui giardinetti.

Ma poi i terzopolisti sono davvero sicuri di vincere in aula? I quotidiani inviti a Berlusconi a dimettersi prima del 14 fanno assomigliare la tanto sbandierata “quota 317” al classico bluff di chi cerca di indurre l'avversario a passare la mano facendogli credere di avere una scala reale. Non dico che abbiano solo una doppia coppia, ma occorrerà scoprire le carte in aula per vedere chi ha la mano più alta. Oggi nessuno è sicuro di vincere.
E non tutte le vittorie sono uguali. I finiani conoscono il rischio a cui vanno incontro interrompendo traumaticamente la vita del governo con un voto di sfiducia. Vogliono far fuori Berlusconi (è la sola cosa davvero chiara e per questo Berlusconi non se ne può fidare), ma vorrebbero farlo senza sporcarsi le mani davanti all'opinione pubblica di centrodestra. Perché far loro questo favore?

“Fiducia o elezioni” è un mantra rischioso, ma come minimo può far tremare un po’ i polsi a quei terzopolisti poco avvezzi alla prima linea, c’è ancora una settimana di tempo per vedere come si muovono. Il “passo indietro” adesso, senza che sia chiaro cosa succede dopo, vuol dire infilare il collo nel cappio. Finché la crisi resta al buio non se ne parla nemmeno.
E allora? E allora meglio rischiare. Perché, se anche in FLI e nell'UdC ci fosse qualcosa di buono,  questo buono non lo incarnano certo i rispettivi leader e sono loro che uscirebbero rafforzati da un'uscita di scena di Berlusconi. Vogliamo ritrovarci uno di questi signori a guidare il centrodestra alle prossime elezioni?

Certo, rischio vuol dire anche inquietudine. Ma non si alza bandiera bianca solo per vivere più tranquilli.

"There's no argument over the choice between peace and war, but there's only one guaranteed way you can have peace -- and you can have it in the next second -- surrender." 

“Non c’è discussione sulla scelta tra pace e guerra, ma c’è un solo modo garantito di ottenere la pace – e di averla in un secondo – è la resa”.
Ronald Reagan.

Food for Thought.

lunedì 6 dicembre 2010

Sinistre Ossessioni


Il New York Times (da adesso NYT) non è certamente mai stato tenero con Sarah Palin, ma una cosa l'ha capita: la mania dei democratici di farne un simbolo di tutto quanto di nefasto (e ridicolo) esiste al mondo non fa altro che renderla più popolare tra i suoi sostenitori.

"The more the left tries to paint her as one of the “Mean Girls,” the more the right sees her as “Erin Brockovich.” The never-ending attempts to tear her down only build her up. She’s like the ominous blob in the horror films: the more you shoot at it, the bigger and stronger it becomes".

"Più la sinistra tenta di dipingerla come una "ragazzaccia" più la destra la vede come 'Erin Brockovich'. I tentativi infiniti di demolirla la rendono solo più solida. E' un po' come il blob dei film horror: più lo colpisci, più grande e forte diventa".

L'editoriale nota che della Palin si occupano molto di più i network di sinistra che quelli conservatori. Nell'ultimo mese la Repubblicana Fox News ha citato il nome 'Sarah Palin' "solo" 600 volte, contro le 800 della CNN e le quasi 1000 di  MSNBC.
La conclusione? La sinistra americana dovrebbe rassegnarsi al fatto che la Palin esiste e smetterla di esserne ossessionata.

Un consiglio che potremmo girare anche alla sinistra di casa nostra che in questi ultimi 16 anni non ha fatto molti progressi in materia. E continua a non farne.
Per capirlo basta leggere questa recente equilibrata dichiarazione di Nichi Vendola che per commentare l'omicidio di Sarah Scazzi non ha trovato di meglio che tirare in ballo il berlusconismo:

"Uomini che uccidono le donne e le bambine non sono mostri ma sono nostri, nel senso che sono iscritti nella quotidianità del paese - ha detto Vendola - la strumentalizzazione dei corpi delle persone è un fatto peculiare di questo tipo di tv spazzatura. Mediante la tv è in atto un'operazione culturale che ci ha assuefatti alla banalità del male. Perché il berlusconismo non è un'anomalia, non è un'insorgenza patologica ma qualcosa che permea l'autobiografia del Paese".

Vendola sta studiando da leader nazionale della sinistra e quindi si esercita  a dire che qualunque cosa accada è colpa di Berlusconi. Per Natale potremmo regalargli un abbonamento al NYT, dopotutto è un giornale liberal.

domenica 5 dicembre 2010

Not Waving but Drowning



Il neo leader del Labour è già al tramonto?
Durante il PMQ (Prime Minister's Questions, che si tiene ogni settimana alla Camera dei Comuni e che sotto certi aspetti ha poco da invidiare ad una corrida, con tanto di pubblico in sala) di mercoledi scorso è andato in scena un duro duello tra il Primo Ministro: il Conservatore David Cameron e il leader dell'opposizione: il Laburista David Miliband.
Miliband, dopo un inizio soft e bipartizan sulla candidatura (caduta da lì a poco) della Gran Bretagna per i prossimi mondiali di calcio, ha attaccato sull'economia: disoccupazione, crescita, taglio della spesa pubblica. Cameron ha però avuto vita fin troppo facile nel rispondegli, viste le previsioni positive per l'economia britannica diffuse proprio in questi giorni. Di più: il leader conservatore è riuscito a spostare l'attenzione sui pessimi risultati del precedente governo laburista affermando che il suo interlocutore "can have a blank sheet of paper about the future, he can't have a blank sheet of paper about the past" ("può avere un foglio di carta bianca per quanto riguarda il futuro, ma non per quanto riguarda il passato").
Miliband è parso sparare tutte le sue palle in tribuna. Poi, dopo che Cameron gli fatto notare che la gente inizia a chiedersi quando inizierà davvero fare il leader dell'opposizione, ha perso la misura e, citando un cable diffuso da wikileaks, ha accusato i conservatori di essere "the children of Thatcher" ("i bambini della Thatcher").
Al che Cameron si è alzato, ha fatto notare che il suo collega stava letteralmente annegando ("not waving but drowning") e lo ha infilzato rispondeno "I would rather be a child of Thatcher than a son of Brown" ("Preferirei essere un bambino della Thatcher che un figlio di Gordon Brown").
Applauso a scena aperta.

Il Telegraph parla apertamente di umiliazione per il capo dell'opposizione e evidenzia lo stato di sconcerto all'interno del suo partito.
La leadership laburista di Miliband appare talmente confusa che probabilmente l'unico motivo per cui non ha ancora imboccato il viale del tramonto è che non riesce a trovare la strada...

Qua sotto lo scambio integrale. Da conservare.

sabato 4 dicembre 2010

What's The Big Deal?


Il fatto: Stamattina Libero pubblica i nomi e le e-mail dei 45 eletti della maggioranza che hanno firmato la mozione di sfiducia al governo Berlusconi.
Apriti cielo...le reazioni non si fanno attendere...Fare Futuro parla di liste di proscrizione, mentre Barbareschi dà a Belpietro direttamente del deficiente perché "Soltanto un deficiente può pensare di pubblicare su un quotidiano foto di persone con tanto di indirizzo e-mail"-

Ora, l'iniziativa di Libero è forte e può anche non piacere, ma, detto tra noi, dov'è il problema?
I finiani dicono di volere una legge elettorale in cui i cittadini possano eleggere direttamente i loro deputati, conoscendone faccia, vita, morte e miracoli, e si scandalizzano se qualcuno pubblica nomi e cognomi?...perché volersi nascondere? non sarà mica un caso di coscienza sporca?

Quanto poi alle e-mail: c'è un sito che pubblica da tempo gli indirizzi e-mail dei deputati italiani, è un sito visibile a tutti, i finiani dovrebbero conoscerlo: è quello della Camera dei Deputati, istituzione della quale il loro leader nei ritagli di tempo, quando è libero dagli impegni di partito e dai comizi, fa il presidente.

A One Term Show?


Non molto tempo fa sarebbe sembrata un’eresia, ma dopo la batosta delle elezioni di mid term inizia a farsi strada, tra lo sgomento di alcuni e la speranza di altri, l’ipotesi che Obama possa diventare un “One Term President”: possibile che "The One" sia destinato a fare la fine di un Jimmy Carter qualsiasi e non sia rieletto per il secondo mandato?

Per il New York Times il presidente manca di iniziativa e non si batte per i suoi principi, mentre i repubblicani, che sono ancora minoranza in entrambe le camere, sembrano avere un agenda ben precisa, specie sulle tasse, e fanno il bello e il cattivo tempo.

“Where has the president been through all this, as the sand runs out on a Congress with two Democratic majorities? He has issued a few mild statements and urged everyone to work together, when everyone knows the Republicans will refuse.”

“Dov’è stato il presidente in mezzo a tutto questo, mentre la fine del congresso con due maggioranze democratiche si avvicina? Ha rilasciato una blanda dichiarazione per chiedere a tutti di lavorare insieme, quando tutti sanno che i Repubblicani rifiuteranno”.

E mentre il Job Approval del presidente non si schioda dal 45%  c’è chi, come il Philadelphia Inquirer, azzarda l’ipotesi clamorosa di candidare Hillary nel 2012 come unica speranza per non perdere la Casa Bianca.

Non ci crede nessuno e lei ha già annunciato che terminato l'incarico da segretario di stato si ritirerà dalla politica, ma resta il fatto che da “Change We Can Believe In” a “Change We Can Not Afford” il passo è stato breve…

Acrobat Speaker



Siete mai stati al circo? Equilibrismi, acrobazie, qualunque cosa abbiate visto non può avervi preparato a ciò a cui state per assistere…una sequenza di capriole e giravolte da far venire il mal di mare ad una trottola.
Parliamo di Gianfranco Fini, il Presidente della Camera (ruolo che negli USA si chiama semplicemente “speaker”) e lo facciamo citando pensieri e parole della sua vita precedente, quando era di centrodestra, quando non gli piacevano le liturgie da prima repubblica, quando credeva nel bipolarismo, nella fedeltà al mandato elettorale e quando (incredibile ma vero) chiamava i ribaltoni con il loro nome.

Ne esce il ritratto di un presidente acrobata, un acrobat speaker appunto.

Partiamo dal Gennaio 2008, il 27 per la precisione, il governo Prodi è caduto da 3 giorni, nell'aria c'è un incarico esplorativo da affidare ad una figura istituzionale per modificare la legge elettorale.
Fini ne parla con il Corriere….
«Non si fa un governo per fare una legge elettorale, ma per affrontare le questioni vere - ha detto il numero due della Cdl da Palermo -. Può sembrare una banalitá ma non lo è. Se deve nascere un governo tecnico-istituzionale, deve essere appoggiato sia da noi che da loro. E se il centrodestra ha valori di riferimento diversi dal centrosinistra, come è possibile trovare miracolosi punti di convergenza?». Fini ha ribadito, come giá nei giorni scorsi, la «necessitá di andare al voto». «Perchè questa fermezza? -ha detto- Non per egoismo di parte né perché sentiamo profumo di vittoria ma perchè gli italiani devono pronunciarsi perché riteniamo inutile una discussione sulla legge elettorale».

Passano due giorni e Fini (ancora parlando con il Corriere) dimostra di non aver cambiato opinione
"Io credo (il centrosinistra) sia disponibile a discutere di tutto pur di evitare le elezioni. Ma oggi la priorità è un governo nella pienezza dei poteri, dotato di maggioranza politica.
[…]
«noto che tornano in auge formule e liturgie da prima Repubblica. Comunque, un mandato esplorativo è nel novero delle scelte possibili. Però mi chiedo: anche qualora l’esploratore dovesse, per il rotto della cuffia, avere un senatore in più in maggioranza su una legge elettorale purchessia, finalizzata solo ad allontanare le urne, il giorno dopo chi governerebbe l’Italia? Un governo della disperazione?»

Berlusconi, come oggi, evoca la piazza contro quella che considera una manovra di palazzo, Fini non si scandalizza? la cosa non gli evoca alcunché?
«Non mi evoca nulla, ed è francamente risibile parlare di un Berlusconi che annuncia una seconda marcia su Roma. Lui ha detto una cosa che viene richiesta a gran voce dalla maggioranza degli italiani:cioè di esprimere tutto lo sdegno possibile, con una civile manifestazione, qualora la disperazione dovesse portare alla nascita di un governicchio di brevissima durata solo perché l’Unione ha il terrore di andare al voto. E sarebbe opportuno pensarci bene prima, perché si rischierebbe moltissimo»

Che vuol dire?
«Intanto si metterebbero a rischio gli interessi nazionali. Un governo è degno di tale nome solo se ha una maggioranza politica. Se invece in qualche modo si mettessero insieme vari segmenti del Parlamento senza prospettiva, pur di non andare alle urne, si darebbe un formidabile aiuto all’antipolitica, a coloro che parlano di una casta a difesa dei propri privilegi. È una vulgata, una sciocchezza, ma molti pensano che non si voglia andare al voto perché ai parlamentari non scatterebbe il vitalizio. L’antipolitica avrebbe il sopravvento se si proseguisse con l’accanimento terapeutico della legislatura. E se dovesse nascere un governo con questo obiettivo, gli italiani penserebbero a un’ammucchiata finalizzata solo a salvare la casta»

Fa un certo effetto, non c’è che dire, sentire Fini prima che diventasse Presidente della Camera.
E, a proposito di presidenza della Camera, facciamo un salto indietro al 1995 per ricordare a noi stessi cosa pensava Fini di Irene Pivetti (che allora occupava il posto dove ora siede Fini) e della sua abitudine di fare considerazioni politiche (sciocchezze da ridere a confronto di quelle a cui ci ha abituato Fini in questi mesi) sull’attualità di allora…

«La terza carica dello Stato deve essere super-partes, non può dire “ora non parlo come presidente della Camera” e dire le cose gravi dette ieri»
soprattutto se....
«è stata eletta da co­loro che ritiene irresponsabili, tradi­tori e persino attentatori della demo­crazia ».

Fini aggiunse:
«Se l’onorevole Pivetti non corregge quanto ha detto credo debba prendere in considerazione anche l’ipotesi di rimettere il mandato»

Erano i giorni del Governo Dini, quello famoso del ribaltone. Insomma quello che a Fini piacerebbe fare anche oggi, se solo avesse abbastanza voti in parlamento.
Come la pensava allora?
“Lamberto Dini non avrà la nostra fiducia perché questo è un golpe di palazzo. Bossi ha fatto il ribaltone, è completamente inaffidabile, con lui non prendiamo più neppure un caffè”

Eh si....perché
"Ho passato gran parte della mia vita politica a combattere ribaltoni e trasformismi, sono convinto che i valori di lealtà sono indispensabili in politica e non cambio idea"

Oggi il ribaltone è diventato eticamente accettabile, anzi, un imperativo morale per il bene della nazione perché c’è da cambiare la legge elettorale, e con certe cose non si scherza.
Ma qual è la cosa che proprio non va nell’attuale legge elettorale? Cosa rende così impellente una sua revisione? Fini ce lo ha spiegato una settimana fa.

"Nell'attuale legge elettorale - spiega Fini davanti a professionisti, artisti, uomini d'affari della Fondazione Consolo - c'è un premio di maggioranza che non risponde a una concezione propriamente democratica. Veniva definita legge truffa quella in cui se si aveva il 50.1 dei consensi si prendeva il premio di maggioranza. Oggi se un partito ha il 30%, un altro il 29% e un altro il 28%, chi ha il 30% prende il 55% dei seggi''. Ed affonda: ''Forse questo è il motivo per cui Berlusconi pensa di andare a votare e invece il voto non ci sarà"

Insomma, per Fini il premio di maggioranza alla coalizione che prende più voti non è democrazia.

Bene bene....ma quel Gianfranco lì non è lo stesso che nel 2009 sosteneva il referendum sulla legge elettorale che proponeva di assegnare il premio di maggioranza (e quindi il 55% dei seggi) non alla coalizione..ma addirittura al partito che prendeva più voti? Vai con la capriola!




Ma c'è dell'altro...il Fini che oggi teorizza che più o meno ogni maggioranza trovata in parlamento è accettabile o meglio, per usare un'espressione molto presente nei suoi discorsi degli ultimi 12 mesi, che "non sarebbe uno scandalo", fino a non molto tempo fa si esprimeva in modo un po' diverso....

Ottobre 2009
«L’unica maggioranza è quella uscita dalle urne»

E ancora....(qui ce lo spiega meglio....)
"In Italia abbiamo in qualche modo l'elezione diretta del capo del governo attraverso la legge elettorale e il sistema bipolare che si è creato"
"Oggi nessuno dice che la maggioranza nasce nelle aule del Parlamento, oggi le maggioranze escono dalle urne. Non a caso gli elettori che hanno votato nelle ultime politiche hanno trovato sulla scheda il nome del candidato premier"

Eh si….

Saltando tutte le varie dichiarazioni di fedeltà al voto degli elettori, alla maggioranza e al governo si arriva a oggi con Fini che prepara una mozione di sfiducia insieme a Casini e Rutelli.

Rutelli? quello che 2 anni e mezzo fa era in corsa per il posto di sindaco di Roma? quello contro cui Fini ne disse di tutti i colori mentre faceva campagna per Gianni Alemanno?
Rutelli? quello che nel 1993 soffiò la poltrona di sindaco di Roma proprio a Fini?
Insomma quel Rutelli della famosa domanda a Berlusconi "Ma lei, se fosse romano, chi voterebbe Fini o Rutelli?" Berlusconi rispose senza esitazione: "Fini", sdoganando Gianfranco e dandogli un futuro politico.  Oggi Fini e Rutelli sono insieme a scambiarsi sorrisi, strette di mano e a fare le prove tecniche di terzo polo.

Il Terzo Polo? Ma no….ci deve essere un errore, eh si perché i finiani appena poche settimane fa ci hanno spiegato in tutti i modi che il terzo polo a loro non interessa, anzi, praticamente non esiste…

“In un sistema bipolare il terzo polo non esiste, e' come giocare a tennis stando sulla rete". Lo dice Italo Bocchino al termine della riunione tra i rappresentanti di Udc, Api, Fli ed Mpa. Quanto alla lealta' di Futuro e liberta' al governo, "lealta' al mandato ricevuto dagli elettori"



Insomma...Fini e i finiani...quelli che di idee ne hanno cambiate un bel po'...quelli che...
"Se cade Silvio Berlusconi l'unica strada sono le urne. Fini è il co-fondatore del Pdl, chi pensa che abbia strane idee in testa prende un grande abbaglio".

Firmato: Andrea Ronchi, che tra una decina di giorni voterà la sfiducia al governo insieme a Bersani, Veltroni, D'Alema, Franceschini e Di Pietro....e se ci saranno i numeri proverà anche a farci un governo insieme.

Comprereste un'auto usata da gente così?...il giorno dopo avergli dato l'acconto non ci sarebbe da stupirsi trovandoseli davanti con la barba posticcia mentre fingono di gestire una lavanderia "acconto? quale acconto? qui di auto non ne abbiamo mai avute"....

Fini e i finiani: quelli che forse...più che aver cambiato spesso idea...semplicemente non hanno mai detto la verità.


P.S. Negli anni '50 a parlare di legge truffa furono i comunisti del PCI, complimenti per la citazione, la inserisca nell'elenco dei valori della destra. La sua destra. Quella che di destra non è.

venerdì 3 dicembre 2010

The Salvation Army (L'Esercito della Salvezza)

Nel momento del bisogno i migliori sono i primi a muoversi. E tra i migliori non possiamo non annoverare l'esponente PD Francesco Boccia, noto al grande....o meglio al piccolo pubblico che se lo ricorda....per essersi fatto battere da Vendola in due primarie consecutive (2005 e 2010) per la presidenza della regione Puglia, e questo nonostante avesse l'establishment del partito compattamente alle sue spalle. Sono passati ormai mesi dall'ultima batosta e Boccia si ripropone sulla scena con questa sofferta assunzione di responsabilità pubblica.

''E' sempre piu' chiaro che stiamo entrando in una fase in cui servira' un intervento pesante dello stato cosi' come avvenne nel 1993. Un minuto dopo l'approvazione della legge di stabilita' al Senato ci auguriamo che il presidente del consiglio non aspetti il 14, che si apra immediatamente la crisi e che le forze piu' responsabili del Pdl prendano atto del fatto che governo e maggioranza non sono piu' in grado di fare piu' nessun altro atto per il bene del Paese e che propongano una soluzione che metta dentro tutti e ci consenta di intervenire per costruire la piu' grande operazione di redistribuzione di debiti e ricchezza mai fatta in Italia. Altrimenti saremmo tutti corresponsabili del disastro al quale rischiamo di andare incontro. Il Pd e' pronto a sostenere un governo di salvezza nazionale''.

Di salvezza senza dubbio. Un governo simile di gente ne salverebbe tanta e sarebbe ingiusto sostenere, come farebbe qualche maligno, che Boccia sta pensando solo alla salvezza del suo partito.
Salverebbe infatti anche finiani, centristi e ribaltonisti vari che al momento avrebbero qualche difficoltà a presentarsi davanti agli elettori senza un anno o due per rifarsi i connotati...
Insomma l'esercito della salvezza è già in movimento, determinato più che mai a salvare.....se stesso.

Quanto a Boccia, qualcuno ricorda ancora un suo slogan di sicura presa dei tempi delle primarie "Pensa, Vota, Boccia!". Indimenticabile.

Lo Bocciamo?

"Chicken Crap"

"Cercherò di controllarmi e di non definire questa manovra 'chicken crap', va bene, ma non ha senso!
Abbiamo avuto le elezioni un mese fa, ne mancano 23 alle prossime e qualcuno è già in campagna elettorale"



Così John Boehner, deputato repubblicano dell'Ohio e prossimo speaker della House, ha commentato la mossa dei democratici che nei giorni scorsi, riesumando un vecchio cavallo di battaglia della campagna obamiana del 2008, hanno votato alla Camera per rendere permanenti i tagli delle tasse (introdotti dall'amministrazione Bush) solo per chi ha un reddito inferiore a 250,000$, riportando tutti gli altri alla situazione precedente al 2001.

Così facendo, secondo il deputato repubblicano della California Gary Miller, si tarpano le ali alla ripresa colpendo proprio chi dovrebbe creare nuovi posti di lavoro. Tutto questo mentre il tasso di disoccupazione torna ad avvicinarsi al 10%.

"Instead of beating around the bush, the Congress ought to act today to stop all the tax hikes, to cut spending. And if the lame duck Congress is unable or unwilling to cut spending and stop all the coming tax hikes, the new majority in January will."

"Invece di perdere tempo il congresso dovrebbe muoversi subito per bloccare tutti gli aumenti di tasse, per tagliare la spesa. Se questo congresso in scadenza non è in grado o non ha la volontà di farlo la nuova maggioranza in Gennaio lo farà"

Diversi senatori democratici hanno già fatto sapere di non essere disponibili a votare una legge del genere  e, tempo un mese e mezzo, i repubblicani prenderanno il controllo della Camera, quindi si tratta di puro cinema, con il rischio però che l'intero pacchetto fiscale salti se non si troverà un accordo per rinnovarlo entro la fine del mese.

Particolarmente attiva sulla scena Nancy Pelosi...a cui probabilmente a breve mancheranno un po' di riflettori...