Ieri sera Annozero si è occupato del tema del giorno: la Libia che brucia.
Un’occasione di approfondimento in prima serata offerta dalla tv pubblica assolutamente da non perdere.
La trasmissione è iniziata come da palinsesto alle 21:05. Alle 21:20 scarse avevamo già capito: abbiamo sbagliato tutto. Per giorni ci siamo riempiti la testa di questioni assolutamente non rilevanti, la verità ce l’ha spiegata Santoro e in meno di un quarto d’ora tutto ci è stato chiaro: il vero problema della Libia ha un nome e un cognome: Muammar Gheddafi? No, Silvio Berlusconi.
La procedura è semplice: vai davanti all’ambasciata, avvicina il libico trapiantato che giustamente protesta per i massacri che si stanno compiendo nel suo paese, fagli una domanda su Berlusconi e, se risponde a suon di “vergogna!”, infilalo nel servizio e poi sfuma il tutto su un "sottofondo musicale idoneo" di Guzzantiana memoria. Come ciliegina montaci di seguito un bel coro “assassino! assassino!” (indirizzato a Gheddafi, ma basta non dirlo) e l’effetto è garantito, ci puoi giocare sopra per tutta la puntata.
Berlusconi è una canaglia perché è il responsabile unico della firma del trattato di amicizia con la Libia. Non importa che la ratifica sia stato un atto bipartisan che ha finalizzato il lavoro di governi precedenti, anche di colore diverso. E non ci interessa nemmeno che sia passato al Senato con 232 voti favorevoli, 22 contrari e 12 astenuti e alla Camera con 413 voti a favore, 63 contrari e 36 astenuti. E’ una balla che suona troppo bene per rinunciarci.
Berlusconi è una carogna perché ha comprato e tuttora compra il petrolio e il gas dal dittatore. Peccato che la stessa cosa l’abbiano fatta tutti i governanti dell’Europa occidentale da 40 anni a questa parte. Meglio non dirlo, rovina l’atmosfera.
Berlusconi è complice della carneficina perché ci ha messo addirittura delle ore per condannare con forza quello che stava accadendo nelle strade di Tripoli, questo è il cuore del discorso.
Passano pochi minuti è un inviato da Washington de La Repubblica, uno di quelli che hanno l’America in tasca, che sanno come va il mondo e te lo spiegano sempre volentieri, scende dall’alto del collegamento esterno e ci racconta che il seme delle rivolte antiregime in medio oriente l’ha piantato Obama con il suo discorso al Cairo di due anni fa.
Lo stesso Obama che ci ha messo 48 ore abbondanti più di Berlusconi per aprire bocca sui massacri libici e lo ha fatto con un tono soft che più soft non si può, ma criticarlo per questo pare brutto e anche parecchio provinciale: aveva una buona ragione, possibile che non lo abbiate capito? ce lo ha spiegato il portavoce della Casa Bianca Jay Carney: Obama è stato cauto per paura di ritorsioni contro i cittadini americani in Libia.
Domanda: sarà mica la stessa ragione per cui anche da noi si è preferito non gridare all’assassino dentro al megafono? Chissenefrega, non ci interessa capire, solo sparare sul nemico, Obama è Obama, ma se lo fa il Caimano è una porcata a prescindere.
Torniamo in Libia: ieri dei giornalisti, tra di loro gli inviati dell’Ansa e del Corriere, sono stati bloccati da miliziani filo-Gheddafi sulla strada per Tripoli e, alla notizia che si trattava di italiani, sono stati schiaffeggiati e presi a calci. Che sia “colpa” della presa di posizione del nostro governo contro la dura repressione del regime del Rais? Possibile.
Parliamoci chiaro, a tutti noi sarebbe piaciuto sentire dure e nette parole di condanna dal nostro governo già dopo i primissimi scontri della settimana scorsa, ma facciamo un gioco, immaginiamo cosa sarebbe successo se Berlusconi avesse urlato nei microfoni dando dell’assassino a Gheddafi e se gli italiani che a Tripoli e dintorni ci lavorano, e nelle prime ore della rivolta si trovavano ancora tutti in Libia, fossero stati oggetto di rappresaglie mirate da parte dei mercenari e dei miliziani al soldo del Rais, quelli che in queste ore fanno irruzione nelle case dei civili sparando a casaccio su chi trovano dietro la porta, e che una settimana fa avevano ancora il pieno controllo del territorio.
Immaginate la scena: pare di vederli e di sentirli, i Giovanni Floris, i Massimo Giannini, gli Ezio Mauro della situazione, che alzano gli occhi al cielo e agitano il ditino di biasimo “Un Presidente del Consiglio non si comporta così, vergogna! serve misura, serve prudenza, non si può agire con questa leggerezza!”. E ieri sera non ci sarebbe stato bisogno di un montaggio creativo per far urlare a qualcuno “assassino!” all’indirizzo del Premier.
Insomma, come ti muovi ti fulmino e che si parli di Ruby o di Gheddafi il bersaglio è sempre lo stesso, mobile o immobile che sia. Sindrome ossessiva conclamata.
Quando Berlusconi si ritirerà a vita privata sarà un triste giorno per questi signori, noi voteremo semplicemente per qualcun altro, loro dovranno trovare un’altra ragione di vita. Auguri.
